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Voci venete dal cuore del Brasile: il talian

by Pietro Cociancich

In questi giorni il Brasile sarà sulla bocca di tutti: oggi sono stati inaugurati i Giochi Olimpici di Rio de Janeiro, e molti di noi seguiranno con passione le imprese di atleti provenienti da ogni parte del mondo.
Poiché dunque l’argomento “Brasile” è molto caldo, ne approfittiamo per raccontare una storia poco conosciuta: quella di una minoranza linguistica brasiliana molto particolare, il talian.

La situazione linguistica brasiliana

Il Brasile, il quinto Paese più grande del mondo, ha una popolazione di più di 203 milioni di abitanti. È l’unica nazione americana ad avere come lingua ufficiale il portoghese, che dunque fa parte integrante dell’identità nazionale. La variante portoghese brasiliana si differenzia abbastanza da quella europea: ma, visto che è parlata da molte più persone (per non parlare dell’enorme fama dovuta alla sua musica e al calcio), è anche quella più conosciuta nel mondo.

A fianco della lingua ufficiale si contano innumerevoli lingue locali, parlate dai popoli indigeni prima che arrivassero i colonizzatori europei. Si stima che nel 1500 si parlassero più di mille lingue indigene, la maggior parte delle quali però adesso è scomparsa o estinta. Questo è avvenuto anche a causa di numerose politiche repressive da parte del governo brasiliano, che a più riprese ha cercato di imporre il portoghese come unica lingua. Il culmine di questa politica si è avuta ai tempi della presidenza del nazionalista Getúlio Vargas: il celebre “Estado Novo” (1937-1945), in cui si arrivò addirittura a coniare il concetto di “reato idiomatico“. La situazione è cominciata a migliorare solo a partire dagli Anni Ottanta, quando la nuova Costituzione ha accordato agli indigeni il diritto di poter imparare la propria lingua locale a scuola. Al giorno d’oggi dunque in Brasile resistono ancora quasi trecento lingue indigene: la loro vitalità è comunque a rischio, perché buona parte degli indios utilizza prevalentemente il portoghese. Insomma, ci troviamo di fronte a una situazione analoga a quella dei cosiddetti “dialetti” italiani.

Veneti in Brasile e altri immigrati

Com’è noto, la storia americana ha conosciuto, soprattutto a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, un massiccio fenomeno di immigrazione. Enormi masse di europei partirono dalle loro terre e si stabilirono oltreoceano, attirati da grandi possibilità economiche: negli Stati Uniti, in Canada, in Messico, in Uruguay, in Argentina e, ovviamente, anche in Brasile.

Tra i capifila di questo esodo in Brasile vi furono i tedeschi e, come sappiamo bene, gli italiani. Al contrario degli Stati Uniti (dove la maggioranza degli immigrati risultò essere meridionale), in America Latina il nucleo più grosso proveniva dal Norditalia: soprattutto friulani, trentini, genovesi, lombardi e veneti.

Quello che forse non è ben noto, è che tutti questi immigrati non parlavano italiano, ma le loro lingue locali, anche tra di loro. In alcune comunità a maggioranza italiana dello stato del Rio Grande do Sul, si formò una sorta di koinè macroregionale, che prendeva origine soprattutto dalle varianti venete settentrionali (la zona di Feltre, per esempio) e trentine, e che prese il nome di talian.

In modo simile, alcune comunità di immigrati tedeschi formarono un proprio idioma, basato soprattutto sulla variante tedesca della città di Hunsrück, e che è ancora conosciuto come Riograndenser Hunsrückisch.

Il talian: caratteristiche e storia

Come abbiamo già raccontato, il talian è essenzialmente una variante veneta, con influssi provenienti soprattutto dalle province di Belluno, Treviso e di Trento, anche se a seconda delle zone può avere anche degli influssi padovani, vicentini, se non addirittura lombardi o friulani – a cui si aggiunge una certa influenza portoghese, soprattutto nei neologismi. Il veneto si è diffuso come fondo principale della koinè perché la maggior parte degli immigrati italiani in Brasile veniva da quella regione: in certe aree si è quindi sviluppata anche una specie di trilinguismo lingua locale-talian-portoghese.

Tuttavia, nemmeno il talian ha avuto una vita facile. Al pari dell’Hunsrückisch e degli idiomi degli indigeni, anche questa lingua è stata duramente perseguitata durante gli Anni Quaranta dal regime di Vargas. Come avviene sempre in questi casi, il trauma per la comunità dei parlanti fu molto forte: di conseguenza, furono in moltissimi ad abbandonare la propria lingua madre in favore del portoghese, anche dopo la fine del periodo più acuto della persecuzione. Il risultato è che, oggigiorno, il talian è spesso una lingua privata, da usare in famiglia, ma non certo nelle occasioni pubbliche. Anche in questo caso, notiamo una certa somiglianza con la sorte delle nostre lingue in Italia!

Tuttavia, negli ultimi trent’anni le politiche del governo brasiliano sono cambiate, in favore di una maggiore apertura verso il plurilinguismo: anche se il portoghese rimane l’unica lingua ufficiale dello Stato, a livello locale è possibile tutelare (anche con l’insegnamento scolastico). Nel 2009 il talian è stato dichiarato parte del patrimonio linguistico degli stati del Rio Grande do Sul e di Santa Catarina, e nel 2014 patrimonio culturale dell’intero Brasile. Inoltre, è la lingua co-ufficiale del comune di Serafina Corrêa. Secondo le stime del governo brasiliano, il talian sarebbe ancora parlato da mezzo milione di persone in 133 città. Anche se la situazione complessiva della lingua non è facile, esistono numerosissime attività culturali in suo favore, dalle radio ai giornali.

Una situazione paradossale

Stando così le cose, ci troviamo di fronte a una situazione abbastanza singolare:

  • il veneto in Italia è parlato da circa 6 milioni di persone, in Brasile da mezzo milione;
  • il veneto in Italia è una lingua indigena del territorio, in Brasile invece è di introduzione recentissima;
  • il veneto in Italia è stato spesso subordinato alla lingua nazionale, in Brasile è stato proprio perseguitato e represso;
  • il veneto in Italia non è tuttora riconosciuto e tutelato dallo Stato, in Brasile invece sì.

Senza dubbio, è qualcosa che ci fa riflettere.

Per concludere, una lunga intervista del 2011 in veneto talian a Darcy Loss Luzzatto, attivista per la lingua e autore di un dizionario:

Filed Under: Lingue e dialetti italiani Tagged With: Dialetto veneto, Glottologia, Isole linguistiche, Lingue d'Italia all'estero, Lingue del mondo, Sociolinguistica

About Pietro Cociancich

Sono nato nel 1991 a Milano, dove sono cresciuto e vivo ancora.

Ho fatto il liceo classico e ho studiato Storia all'Università Statale di Milano.
Sono cresciuto parlando solo italiano, e ho conosciuto il lombardo nel 2007, grazie all'edizione di Wikipedia in questa lingua. Da lì ho iniziato a studiare e imparare quella che io definiscono la mia “lingua adottata”.

Sono stato collaboratore e amministratore della Wikipedia in lombardo per quasi dieci anni.

Sono tra i fondatori del CSPL nel 2013, e dal 2014 ne sono il portavoce nazionale. Nel 2013 ho tradotto il De Vulgari Eloquentia di Dante in lombardo e ho vinto un premio letterario a cura dell'Associazion Linguìstica Padaneisa.

In questo sito mi occupo, tra le varie cose, di descrivere le diverse lingue d'Italia e smontare alcuni luoghi comuni riguardo ad esse.

Mi piace la politica, lo scoutismo, la montagna, l'umorismo da quattro soldi, girare in bici, la musica anni '70, vedere film tamarri al cinema, fotografare col telefonino, fare polemiche, compilare liste come queste.

Tra i miei progetti c'è la realizzazione di un grande dizionario per la lingua lombarda,

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