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Lingue e i dialetti d'Italia

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Altri 12 nomi di luogo tradotti male in italiano

by Pietro Cociancich

L’Italia è costellata di nomi di luogo curiosi che derivano da vistosi errori di traduzione dalla lingua locale all’italiano. 

Se segui il nostro sito saprai che sto facendo un giro d’Italia virtuale alla ricerca di toponimi tradotti in modo strambo, e li sto raccogliendo tutti in una serie di articoli.

Ho iniziato con questo: https://patrimonilinguistici.it/nomi-luogo-tradotti-male-in-italiano/

Quella che stai per leggere è la seconda puntata!

Bedero Valcuvia (VA)

Il lombardo Béder significa letteralmente “betulle”, perché è il plurale di bédora/bédera, in uso a nord di Varese e nel Canton Ticino (per esempio bèdola a Casalzuigno, bèdora a Breno-Fescoggia, bèdara a Indemini).

D’altronde questo comune della provincia di Varese si trova in una zona montana, dove le betulle sono molto diffuse. Alcuni toponimi simili nella zona sono Bedorè (frazione di Agra, Varese) e Bedoledo (frazione di Isone, Lugano).

Belveglio (AT)

Comune a sud di Asti, Belveglio ha un nome che non sembra significare niente.

Difatti l’originale piemontese Belvèj (nella forma locale anche Birvèj) significa semplicemente “Belvedere”. Il vero significato del nome è anche attestato in documenti medievali.

Boccadasse (GE)

Il genovese Bocca d’âse significa letteralmente “bocca d’asino”, nome che forse è ispirato dalla forma della baia su cui si affaccia il borgo. Nella traduzione italiana si è aggiunta stranamente una seconda <s>, che cambia la pronuncia.

Redipuglia (GO)

Redipuglia è conosciuto in tutta Italia per essere il luogo dov’è situato uno dei più importanti sacrari della Prima Guerra Mondiale. Ma non è certo un mistero che molti passanti si domandino: “Cosa c’entra la Puglia, visto che siamo vicini a Gorizia?”.

La risposta, come al solito, è facile: non c’entra niente.

Redipuglia infatti è l’adattamento italiano della forma veneta bisiaca Ridipuja. A sua volta, questa è un calco dello sloveno Sredipolje (“campo di mezzo”), che è in effetti un nome molto più plausibile da trovare nelle pianure del Nordest.

Sanremo (IM)

Il nome “città dei fiori”, sede della celeberrima kermesse canora, sembrerebbe derivare il nome da un tale San Remo. Facile, no?

E invece, niente di più falso: tanto per cominciare, la Chiesa cattolica non venera nessun santo con questo nome.

In realtà, per un ironico segno del destino, il nome del paese deriva da… Romolo!

Infatti il santo patrono del paese è proprio San Romolo, vescovo di Genova nel corso del V secolo. Il sant’uomo morì nella cittadina di Villa Matutiæ, dove il suo culto fu così importante da cambiare il nome, nel Medioevo, in Civitas Sancti Romuli.

Il latino Romulus si evolse in ligure come Reumo (pronuncia [‘rømu]), e venne successivamente male interpretato come Remo. L’italianizzazione fu così di successo che oggigiorno anche nel dialetto locale si dice [san’remu].

Tuttavia è da notare che ancora adesso nel comune di Sanremo è presente una frazione denominata “San Romolo”.

Capatiglio (BG)

Piccola frazione nel comune di San Giovanni Bianco (BG), in Val Brembana, all’apparenza ha un nome che non significa niente.

Correzione: non significa niente in italiano.

In lombardo invece il nome è Cà Patei, cioè “casa Patelli”, cognome abbastanza diffuso tra Bergamo e Milano.

Gran Paradiso (AO)

Benché il nome italiano di questo importante massiccio montuoso sia molto accattivante, e sicuramente in linea con la bellezza del posto, è ancora una volta una traduzione erronea, dovuta a una paraetimologia.

La denominazione originale in francoprovenzale è Granda Parèi, cioè “grande parete”.

Schivenoglia (MN)

Il paese in questione è una ridente località della Bassa mantovana. In mantovano è conosciuto col nome di Schivnòja.

Ma cosa significa questo nome? Semplice, quasi elementare: “schiva-noia”, tipico nome dato a molte residenze di campagna per nobili, con riferimento ai piaceri e ai divertimenti che aspettano chi ci passi.

Schiappapria (SV)

Il nome di questa frazione di Varazze è un adattamento minimo del ligure S-ciapa prîa, che significa “rompi pietra”; probabilmente nelle vicinanze c’era una cava.

Casatenovo e Prebone (LC)

In lombardo Casatenovo è conosciuto come Casanœuv: mentre nœuv significa chiaramente “nuovo” (o “novo”, con una coloritura più arcaica), cosa significa Casaa? In italiano è stato tradotto, per assonanza, ai tanti toponimi lombardi che finiscono in -ate, soprattutto in Brianza: Cornate, Carugate, Garlate, Alzate, Albiate…

Eppure il significato è molto più intuitivo: Casaa non è altro che l’evoluzione (secondo le regole fonetiche lombardo milanese) del latino casalis. In questo modo, si capisce che Casaa Nœuv voleva dire, molto semplicemente, “Casale Nuovo”!

A Casatenovo inoltre c’è una frazione chiamata Prebone , traslitterazione del locale Prebóm. Ma qual è il significato di questo nome? Ma ovviamente “prato buono”!

Monte Generoso (CO)

Montagna alta 1701 metri sopra il livello del mare, al confine tra l’Italia (Lombardia) e la Svizzera (Canton Ticino), da cui si gode il panorama dei laghi di Como e di Lugano.

In questo caso la traduzione è vistosamente fantasiosa: in lombardo la montagna infatti si chiama Giòner, oppure addirittura Calvagion. Il passaggio in italiano da Giòner a Generoso sarebbe avvenuto nel XVIII secolo, in base a chissà quale assonanza: anche perché nei documenti del secolo precedente era trascritto ancora come Gionero.

Oro di Giove (VB)

Quale sorpresa trovare un nome dal sapore mitologico in una vallata laterale della Val Vigezzo, sulla strada che porta a Finero (frazione di Malesco)!

Di fatti non è proprio così: l’originale Or de Zu significa tutt’altro, cioè “bordo del passo di montagna”.

Come hai visto, la maggior parte di questi nomi provengono dal Nord Italia, soprattutto dalla Lombardia. Purtroppo non è facile scovarli se non si abita in zona.

Quindi per la terza puntata chiedo aiuto a te: conosci altri nomi di luogo maltradotti provenienti da altre regioni d’Italia? Fammelo sapere in un commento!

Bibliografia

  • AA. VV., Dizionario di toponomastica, Torino, UTET, 2006

Filed Under: Lingue e dialetti italiani Tagged With: Dialetto e italiano, Etimologia, Linguistica italiana, Toponomastica

About Pietro Cociancich

Sono nato nel 1991 a Milano, dove sono cresciuto e vivo ancora.

Ho fatto il liceo classico e ho studiato Storia all'Università Statale di Milano.
Sono cresciuto parlando solo italiano, e ho conosciuto il lombardo nel 2007, grazie all'edizione di Wikipedia in questa lingua. Da lì ho iniziato a studiare e imparare quella che io definiscono la mia “lingua adottata”.

Sono stato collaboratore e amministratore della Wikipedia in lombardo per quasi dieci anni.

Sono tra i fondatori del CSPL nel 2013, e dal 2014 ne sono il portavoce nazionale. Nel 2013 ho tradotto il De Vulgari Eloquentia di Dante in lombardo e ho vinto un premio letterario a cura dell'Associazion Linguìstica Padaneisa.

In questo sito mi occupo, tra le varie cose, di descrivere le diverse lingue d'Italia e smontare alcuni luoghi comuni riguardo ad esse.

Mi piace la politica, lo scoutismo, la montagna, l'umorismo da quattro soldi, girare in bici, la musica anni '70, vedere film tamarri al cinema, fotografare col telefonino, fare polemiche, compilare liste come queste.

Tra i miei progetti c'è la realizzazione di un grande dizionario per la lingua lombarda,

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